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Engineering · Controllo & Strategia

Analisi delle marginalità

Comprendere dove nasce il profitto.

Non sempre ciò che genera più fatturato produce anche i migliori risultati economici. L'analisi delle marginalità consente di comprendere nel dettaglio la redditività dell'azienda e orientare le scelte verso le opportunità più profittevoli.

Che cos'è

L'analisi delle marginalità stabilisce quanto guadagna davvero l'azienda su ogni prodotto, cliente o commessa, e non solo sul totale. Serve a distinguere ciò che genera fatturato da ciò che genera profitto, che nella maggior parte delle aziende non coincide. Il risultato non è un report: è una base su cui decidere prezzi, priorità commerciali e mix di vendita.

Quando serve

Le situazioni in cui ci chiamano.

L'analisi delle marginalità nasce quasi sempre da una discrepanza: i numeri complessivi dicono una cosa, la sensazione dell'imprenditore ne dice un'altra. Questi sono i segnali più ricorrenti.

Il fatturato cresce, il margine no, e non è chiaro dove si stia perdendo.

Sai chi sono i clienti che fatturano di più, non quali ti fanno guadagnare.

I prezzi si costruiscono partendo da quelli dell'anno scorso o dai concorrenti.

Alcune commesse le prendi convinto che convengano, e a consuntivo il conto non torna.

I costi indiretti si distribuiscono su tutto in modo uniforme, perché è l'unico modo che conoscete.

C'è un prodotto storico che nessuno mette in discussione, ma nessuno ne conosce il margine.

Uno sconto si concede a sensazione, senza sapere quanto margine assorbe.

Il commercialista dà il risultato d'esercizio, ma aggregato e a molti mesi di distanza.

Cosa facciamo

Come si calcola la marginalità reale.

In molti casi clienti, prodotti o commesse apparentemente strategici possono nascondere costi che riducono significativamente i margini aziendali. Per crescere in modo equilibrato è fondamentale sapere quali attività generano valore e quali richiedono interventi di ottimizzazione.

Vantaggi per la vostra attività
  • Maggiore consapevolezza della redditività reale
  • Prezzi più coerenti con i costi sostenuti
  • Migliore allocazione delle risorse
  • Riduzione delle attività poco profittevoli
  • Incremento dei margini aziendali
  • Supporto alle decisioni strategiche
Engineering
Analisi delle marginalità
Come lavoriamo

I passi per raggiungere l'obiettivo.

01

Raccolta dati

Raccogliamo i dati di costo e ricavo per linea di prodotto, cliente o commessa. Qui emerge quasi sempre il primo problema: i dati esistono ma sono classificati per esigenze fiscali. Dove la rilevazione manca o non è utilizzabile, la ridefiniamo prima di procedere.

02

Analisi delle marginalità

Calcoliamo i margini a più livelli, separando i costi diretti da quelli indiretti e scegliendo criteri di attribuzione difendibili. Il modo in cui si ribaltano i costi indiretti cambia il risultato: per questo il criterio va discusso e non ereditato.

03

Identificazione delle criticità

Individuiamo dove il margine si concentra e dove si dissolve: prodotti sotto costo, clienti che assorbono più servizio di quanto paghino, sconti che erodono più di quanto si immagini, commesse la cui redditività dipende da variabili non presidiate.

04

Piano di azione

Traduciamo l'analisi in decisioni concrete e ordinate per impatto: revisione dei prezzi, ricomposizione del mix, condizioni da rinegoziare, lavori da non ripetere. Dove serve, restiamo a fianco dell'azienda nella fase in cui quelle decisioni vanno prese davvero.

Cosa ricevi

Sapere dove nasce il profitto.

Alla fine dell'analisi l'azienda ha un modello di calcolo proprio, che può riapplicare quando cambiano i costi o i listini.

  • Il conto economico riclassificato per prodotto, cliente o commessa
  • Il margine di contribuzione a più livelli, non un solo numero aggregato
  • I criteri di attribuzione dei costi indiretti, espliciti e discussi insieme
  • La classificazione di clienti e prodotti per redditività effettiva
  • L'analisi dell'impatto degli sconti praticati sul margine
  • Il modello di calcolo per costruire prezzi e preventivi
  • Le priorità di intervento, ordinate per effetto atteso
  • Il modello riutilizzabile dall'azienda quando cambiano costi o listini
Per chi è

Le aziende in cui questo lavoro rende di più.

Più il mix è ampio, più l'analisi produce sorprese. In un'azienda con un solo prodotto e pochi clienti il margine si intuisce; già con qualche decina di articoli non è più così.

  • Avete molti prodotti, clienti o commesse e un margine complessivo che non si spiega
  • Lavorate su commessa e il risultato varia sensibilmente da un lavoro all'altro
  • Dovete rivedere i listini e volete farlo su dati e non su percezioni
  • Ci sono clienti importanti per fatturato di cui sospettate la scarsa redditività
  • I costi indiretti pesano molto e oggi vengono ripartiti in modo uniforme
  • I dati di costo non sono raccolti, o sono raccolti in una forma inutilizzabile
Come si legge

Perché il fatturato non dice quasi nulla.

La classifica dei clienti per fatturato e quella per margine raramente si assomigliano.

Esempio caso studio

Un cliente importante genera una quota consistente del fatturato. Ordina spesso, con lotti piccoli e consegne frequenti; chiede modifiche in corsa, richiede assistenza dopo la consegna e paga a scadenze lunghe. Nessuna di queste voci compare nel prezzo di vendita, perché sono costi che l'azienda assorbe senza attribuirli.

Attribuendo quei costi al cliente che li genera — tempo commerciale, gestione degli ordini, logistica, assistenza, costo finanziario della dilazione — il margine su quel rapporto può ridursi in misura molto superiore a quanto ci si aspetti. In alcuni casi passa sotto zero, restando però il primo cliente per fatturato.

La conclusione non è quasi mai «lasciarlo andare». È che il prezzo, le condizioni di consegna o i lotti minimi vanno rinegoziati, e che quella trattativa si può affrontare solo avendo il numero in mano. Senza, si continua a difendere il fatturato convinti di difendere il profitto.

Domande frequenti

Quello che ci chiedono più spesso.

Che differenza c'è tra margine e utile?

L'utile è il risultato finale dell'azienda dopo tutti i costi; il margine misura quanto resta su una singola unità di analisi — un prodotto, un cliente, una commessa — dopo i costi che le si possono attribuire. Un'azienda può chiudere in utile avendo al proprio interno intere aree in perdita, compensate da altre.

È proprio questa compensazione che il risultato aggregato nasconde, e che l'analisi delle marginalità serve a rendere visibile.

Che cos'è il margine di contribuzione?

È quanto resta del prezzo di vendita dopo aver sottratto i costi variabili, cioè quelli che esistono solo perché quell'unità è stata prodotta o venduta. Indica quanto ogni vendita contribuisce a coprire i costi fissi dell'azienda e, superata quella soglia, a generare utile.

È il primo livello di lettura perché non dipende da criteri di ripartizione discutibili: i costi variabili sono attribuibili con relativa certezza, a differenza di quelli indiretti.

Come si attribuiscono i costi indiretti?

Non esiste un criterio oggettivo, ed è bene saperlo: il risultato dipende dalla scelta fatta. Ripartirli in proporzione al fatturato è il metodo più diffuso ed è anche quello che distorce di più, perché attribuisce costi maggiori a ciò che vende di più, non a ciò che consuma di più.

Criteri più utili si basano su ciò che effettivamente genera il costo: ore di lavorazione, numero di ordini, spazio occupato, interventi di assistenza. Il criterio va scelto consapevolmente e dichiarato, perché è una convenzione, non un dato.

Serve avere già un controllo di gestione?

No, e spesso l'analisi delle marginalità è il primo passo che porta a costruirlo. Si può condurre come lavoro a sé stante partendo dai dati esistenti, ottenendo una fotografia in un momento preciso.

La differenza sta nella continuità: l'analisi isolata dice come stanno le cose adesso, il controllo di gestione lo rende una misurazione ricorrente. Molte aziende iniziano dalla prima e proseguono con il secondo quando vedono cosa emerge.

E se non abbiamo i dati di costo?

È la situazione più comune, soprattutto nelle aziende che lavorano su commessa. In quel caso la definizione della rilevazione fa parte del lavoro: si stabilisce che cosa va misurato, da chi e in che forma, prima di calcolare qualunque margine.

Un margine calcolato su dati raccolti male è peggio di nessun margine, perché produce decisioni sbagliate con l'apparenza dell'oggettività.

L'analisi va rifatta ogni anno?

Il modello di calcolo si costruisce una volta sola; quello che cambia sono i dati che lo alimentano. Quando variano i costi di acquisto, il costo del lavoro o i listini, il modello si riapplica senza rifare l'impianto.

Per questo lo consegniamo in una forma che l'azienda possa riutilizzare. Dove non c'è chi possa occuparsene, l'aggiornamento periodico lo seguiamo noi.

I risultati sono sempre sorprendenti?

Non sempre, e quando confermano le impressioni dell'imprenditore hanno comunque un'utilità: trasformano un'intuizione in un numero difendibile in una trattativa o in una riunione.

Nella maggior parte dei casi però almeno un elemento sorprende, e quasi sempre riguarda i costi indiretti o l'effetto reale degli sconti praticati. Sono le due voci che l'intuito valuta peggio.