Progettazione di giardini, parchi pubblici e privati, verde aziendale e tetti verdi. Dal concept alla direzione lavori.
Progettare il verde significa decidere quali piante mettere, dove e perché, sulla base delle condizioni reali del sito: suolo, esposizione, drenaggio, disponibilità idrica e uso previsto dello spazio. È un progetto tecnico con un esito estetico, non il contrario. La differenza fra un impianto che si consolida e uno che va rifatto si decide quasi tutta prima della piantumazione.
Ci contattano sia per progetti nuovi sia per rimediare a impianti che non hanno funzionato. I punti di partenza ricorrenti sono questi.
Avete un'area esterna da sistemare e non sapete da dove cominciare.
Un impianto realizzato in passato è stentato, disordinato o in parte morto.
La manutenzione costa troppo rispetto al risultato che produce.
Serve verde aziendale che dia un'immagine curata senza richiedere cure continue.
Un progetto edilizio richiede la sistemazione delle aree esterne per il titolo.
Il terreno ha problemi di ristagno, compattazione o suolo di riporto da cantiere.
Occorre un progetto esecutivo con computi per mettere a gara i lavori.
Serve un tetto verde o un impianto su soletta, con vincoli tecnici specifici.
Concept, progetto esecutivo, piani di manutenzione. Specie autoctone, basso input idrico, biodiversità urbana.
Ascoltiamo come lo spazio verrà usato davvero e verifichiamo sul posto le condizioni di partenza: esposizione, suolo, drenaggio, vegetazione esistente, disponibilità idrica e vincoli. È la fase che determina la riuscita: quasi tutti gli impianti falliti sono stati progettati senza conoscere il substrato.
Elaboriamo il masterplan con le atmosfere e la palette vegetale, e lo condividiamo con la committenza. Qui si decidono anche il livello di manutenzione sostenibile e il tempo che l'impianto impiegherà a essere leggibile, che sono le due aspettative più spesso disattese.
Sviluppiamo il progetto definitivo con planimetrie di impianto, computi metrici, capitolato e cronoprogramma. Il livello di dettaglio serve a rendere i preventivi delle imprese confrontabili e a evitare che le scelte tecniche vengano modificate in cantiere.
Seguiamo la direzione lavori, la preparazione del terreno, la piantumazione e il collaudo, e impostiamo il piano di manutenzione dei primi anni. È in quelle stagioni che l'impianto si consolida o si perde.
Consegniamo elaborati con cui si può andare in gara e in cantiere, non solo immagini di come dovrebbe apparire.
Lavoriamo su giardini privati, verde aziendale, aree pubbliche e opere di inserimento paesaggistico, con lo stesso metodo tecnico.
La scelta delle specie è la parte visibile del progetto, e quasi mai la causa di un fallimento.
Un impianto che stenta viene di norma attribuito alle piante: specie sbagliate, forniture di scarsa qualità, stagione poco favorevole. Nella pratica le cause stanno quasi sempre più a monte, nel terreno e nell'acqua.
Un suolo compattato dai mezzi di cantiere non lascia spazio alle radici e trattiene l'acqua dove non serve. Un riporto di materiale inerte non ha struttura né sostanza organica. Un drenaggio non verificato produce ristagni che uccidono le radici in poche settimane, con sintomi che assomigliano alla siccità. In tutti questi casi si può piantare la specie più adatta del mondo e ottenere lo stesso risultato.
Per questo la parte iniziale del lavoro riguarda il substrato: verificarne struttura e drenaggio, prevedere le lavorazioni necessarie, dimensionare l'irrigazione sui fabbisogni reali delle specie scelte e sulla loro fase di attecchimento. È la parte meno visibile del progetto ed è quella che ne determina la durata.
Gli approfondimenti sul verde e sull'inserimento paesaggistico.
Per un intervento circoscritto, su un terreno noto e senza problemi particolari, un buon vivaista può bastare. Il progetto diventa utile quando le variabili aumentano: superfici ampie, suolo alterato dai lavori, esigenze di manutenzione contenuta, prescrizioni da rispettare o necessità di mettere i lavori a gara.
La differenza sostanziale è che il progetto stabilisce criteri verificabili e permette di confrontare preventivi diversi sulla stessa base. Senza, si confrontano elenchi di piante che non dicono nulla sulle lavorazioni previste.
Perché la pianta deve poter vivere in quelle condizioni senza assistenza continua. Esposizione, tipo di suolo, pH, drenaggio e disponibilità idrica restringono l'insieme delle specie possibili molto più di quanto si immagini, e forzare quel limite significa accettare manutenzione elevata e sostituzioni frequenti.
Dentro l'insieme delle specie compatibili lo spazio di scelta estetica resta ampio. Il lavoro del progetto è definire quell'insieme, non ridurre le preferenze della committenza.
Dipende da come è stato progettato, ed è una scelta da fare all'inizio invece di scoprirla dopo. Un impianto può essere pensato per richiedere poche operazioni all'anno oppure per un aspetto sempre curato che richiede interventi frequenti: sono due progetti diversi, non lo stesso progetto gestito meglio o peggio.
Per questo il livello di manutenzione sostenibile lo definiamo insieme in fase di concept, e da lì derivano le scelte di specie, densità e sistemazioni.
Quasi mai, e spesso sono la scelta migliore. Esemplari di dimensioni contenute attecchiscono con più facilità, soffrono meno il trapianto e nel giro di alcune stagioni raggiungono e superano piante messe a dimora già grandi, che restano a lungo in stress.
La richiesta di un effetto immediato è comprensibile e in alcuni casi si può soddisfare, ma va valutata sapendo che comporta costi maggiori e rischi di attecchimento più alti.
Sì, e nella maggior parte dei casi conviene rispetto a rifare tutto. Il lavoro parte dalla diagnosi: capire se il problema riguarda il suolo, l'acqua, la scelta delle specie, la densità o la manutenzione, perché la risposta cambia radicalmente.
Spesso una parte dell'impianto è recuperabile con lavorazioni al terreno, correzione dell'irrigazione e diradamenti mirati, e la sostituzione riguarda solo le specie effettivamente inadatte al sito.
Sì. Sono impianti con vincoli tecnici propri: portata della struttura, stratigrafia, spessore e composizione del substrato, drenaggio, accessibilità per la manutenzione e selezione di specie che tollerino condizioni estreme di caldo, vento e siccità.
Vanno progettati in coordinamento con la parte strutturale e impermeabilizzante fin dall'inizio, perché a opera realizzata i margini di intervento sono minimi.
Contattaci per valutare insieme la strada migliore per te.