MES sta per Manufacturing Execution System: il sistema che governa l'esecuzione della produzione. Sta fra l'ERP, che pianifica, e le macchine, che eseguono — e copre lo spazio in cui, nella maggior parte delle PMI, i dati smettono di esistere.
La differenza con l'ERP
La confusione fra i due è frequente e vale la pena scioglierla con una domanda: a quale scala temporale lavorano?
L'ERP ragiona su ordini e periodi. Sa che la commessa 4127 va prodotta entro il 15, richiede questi materiali e ha un costo previsto. Lavora su giorni e settimane.
Il MES ragiona su eventi e minuti. Sa che la macchina 3 sta lavorando l'articolo X per la commessa 4127, che è al 62% dell'avanzamento, che si è fermata dodici minuti fa per cambio utensile e che nell'ultima ora ha prodotto 84 pezzi di cui 2 scartati.
Il primo pianifica e amministra, il secondo esegue e rileva. Quando comunicano, l'ERP smette di pianificare su tempi teorici e comincia a usare i tempi reali — ed è lì che la pianificazione diventa credibile.
Cosa fa concretamente
Distribuzione degli ordini
Porta in reparto cosa produrre e in quale sequenza, aggiornandola quando la situazione cambia.
Rilevazione dell'avanzamento
Registra quanto è stato prodotto, quando e da chi, senza rapportini da trascrivere.
Gestione dei fermi
Traccia le interruzioni con la loro causa, distinguendo guasto, attrezzaggio, mancanza materiale, attesa.
Consuntivazione
Tempi e materiali effettivamente impiegati per ogni commessa, confrontati con i valori previsti.
Qualità
Registra scarti e rilavorazioni con la causale, permettendo di risalire ai difetti ricorrenti.
Tracciabilità
Collega lotti, materiali e operazioni, requisito indispensabile in alcuni settori.
Quando conviene
Il MES non è un passaggio obbligato per ogni azienda manifatturiera. Le condizioni in cui produce un ritorno chiaro sono riconoscibili.
- Produzione su commessa o a lotti variabili, dove ogni ordine ha tempi diversi e i costi non si possono stimare con una media
- Molte lavorazioni per pezzo, che rendono il tempo di attraversamento difficile da ricostruire a mano
- Marginalità che varia molto fra commesse senza che sia chiaro il perché
- Obblighi di tracciabilità imposti dal settore o dai clienti
- Preventivi che sbagliano sistematicamente, segno che i tempi usati per calcolarli non corrispondono più alla realtà
Il caso opposto: produzione ripetitiva di pochi articoli con cicli stabili e noti, dove i tempi sono prevedibili e una rilevazione semplificata basta.
Le condizioni per farlo funzionare
Un MES installato su un'organizzazione impreparata produce dati che nessuno usa. Tre condizioni contano più delle altre.
I cicli devono esistere
Il sistema confronta il consuntivo con il previsto, ma se i tempi previsti non ci sono o sono fermi a stime di dieci anni fa, il confronto non ha riferimento. Non serve che siano perfetti — serve che esistano e che si sappia da dove vengono.
La rilevazione deve costare poco a chi la fa
È lo stesso principio che vale per qualunque raccolta dati in reparto: se registrare un fermo richiede una procedura lunga, non verrà registrato. I dati mancanti sono peggiori dei dati assenti, perché creano l'illusione di sapere.
Qualcuno deve guardare i dati
Se nessuno esamina i fermi ricorrenti e gli scostamenti, il MES diventa un archivio. Il valore non sta nella raccolta ma nella lettura periodica, ed è un'attività che va assegnata a qualcuno con un ritmo definito.
Il collegamento con le macchine
Il MES può raccogliere i dati in due modi, e spesso convivono.
Dagli operatori, attraverso terminali in reparto: inizio e fine lavorazione, quantità prodotte, causali di fermo e di scarto. Funziona su qualunque parco macchine, anche datato, ma dipende dalla disciplina di chi registra.
Dalle macchine, dove il controllo numerico o il PLC lo permettono: conteggi, stati, allarmi, tempi di ciclo. È il solo modo per vedere i micro-fermi, quelle interruzioni di pochi secondi che nessun operatore annota e che sommate pesano più dei guasti.
Sul parco macchine più vecchio la connessione diretta non è sempre possibile, ma esistono soluzioni intermedie — sensori applicati, conteggi da segnali elettrici — che danno il dato essenziale senza sostituire l'impianto.
Come si introduce
Per gradi, e partendo da un perimetro ristretto. Un reparto o una linea, per qualche mese, prima di estendere.
Il pilota non serve a dimostrare che il sistema funziona: serve a scoprire cosa non funziona nella vostra organizzazione quando correggere costa poco. Emergono sempre le stesse cose — causali di fermo che mancano o sono ambigue, terminali posizionati male, cicli sbagliati, operazioni che nella realtà si svolgono in un ordine diverso da quello ipotizzato.
Estendere a tutta la produzione portandosi dietro questi difetti significa moltiplicarli per il numero di reparti.
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